Accettarlo forse è il passo più importante
#16 Una puntata con un ospite speciale: Alberto Ferretto
📍L’esplorazione della settimana.
Marano Vicentino è un paese di circa diecimila abitanti, in provincia di Vicenza.
Il 31 Ottobre 2018 è la sera di Halloween, e Alberto Ferretto sta uscendo da una discoteca in cui ha passato una tranquilla serata con gli amici.
Ha ventinove anni e in quel periodo si occupa di fotografia e documentari, e per produrli negli anni ha viaggiato molto, dal Perù all’India, passando per gran parte d’Europa, Kenya, Sud Africa e Brasile.
Nel tempo libero corre. Tanti chilometri. Qualche mese prima ha completato i 170 chilometri dell’Ultra-Trail du Mont Blanc: 10.000 metri di dislivello tra le cime del Monte Bianco.
Insomma, è una persone che ha addosso una gran voglia di vivere, e tanti progetti in testa.
Quella sera, all’uscita del locale, c’è una baby gang che discute animatamente. Alberto si trova a passare accanto al gruppetto che occupa l’unica via d’uscita.
Si presume che sia un semplice sguardo a scatenare la violenza nei suoi confronti.
All’improvviso Alberto viene aggredito dalla baby gang. Riceve un pugno sulla tempia sinistra e cade a terra, sfiorando di qualche centimetro il marciapiede con la testa. Sono attimi di caos, e dopo il colpo gli arrivano raffiche di calci e pugni. Prova a proteggersi ma non ci riesce, la violenza è brutale. Gli amici poco più avanti, spaventati dal casino, si girano e accorrono in suo soccorso, scatenando l’ira del gruppo di delinquenti che li attacca.
Alberto riesce a scappare verso l’auto, si chiude dentro, e parte dirigendosi da solo verso l’ospedale. Spaventato, sotto shock.
Non ti aspetti che la vita ti riservi avventure di questo tipo.
In ospedale scopre di essere vivo per miracolo. Trauma cranico, fratture facciali, dolori alla schiena, sei denti persi. Una settimana di ricovero in neurologia, per tornare poi a casa in stampelle.
«Cosa unisce le persone dentro agli ospedali? Niente: è una massacrante roulette russa. Nessuna regola. Tanta fatalità. Tanta sfortuna.»
Alberto Ferretto
Tutto questo per colpa di cosa? Uno sguardo, un malinteso?
Scoprirà solo alcuni anni dopo, perché la giustizia ha i suoi tempi ma a volte arriva, che quei ragazzi facevano parte di una gang di minorenni che nel 2018 stava seminando il terrore nella provincia vicentina, tra spaccio di stupefacenti e risse.
La sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato. A volte viene da chiedersi: perché proprio a me? Ma spesso una risposta non c’è.
Lo shock lentamente lascia spazio a qualcosa di difficile da spiegare: la gratitudine di essere sopravvissuto. Se quel calcio fosse stato due centimetri più in alto, i medici gli diranno, non sarebbe sopravvissuto.
Una volta dimesso, fatica a guardarsi allo specchio: si trova irriconoscibile, tutto gonfio e senza denti. Non vuole parlare con i giornalisti che lo contattano. Vorrebbe solamente dimenticare quella tragica notte. Poi, dopo pochi giorni, succede qualcosa.
Decide di immortalare quel suo momento di vulnerabilità, chiamando un suo amico fotografo, Piero Martinello. Lui gli scatta un ritratto: un sorriso imperfetto, pieno di ferite.
L’11 dicembre 2018 Alberto trova il coraggio di pubblicare questa foto su Facebook, racconta quello che gli è successo, e spiega il motivo per cui lo fa:
«Io porterò i segni per una vita intera, ma posso divulgare questa foto con il sorriso, perché posso e devo sorridere a questa vita. Vorrei che questa foto venisse condivisa perché è un sorriso di rivincita, un sorriso di una rivoluzione in una società che sta andando a rotoli e, anche se per uno sguardo mal interpretato dovrò subire interventi per tutta la vita, non mi piace l’idea di dovermi piegare a persone che non hanno il senso della civiltà. Mi sento a disagio ma è giusto condividere, è giusto farlo. Visto che la società siamo noi, dobbiamo avere tutto l’interesse per cambiare le cose.»
Il post diventa virale, gli arrivano messaggi, racconti, centinaia di storie di fragilità.
Alberto capisce una cosa: non è l’unico ad affrontare un trauma. Sotto la superficie perfetta che spesso vogliamo mostrare, c’è molta più vulnerabilità di quanto pensiamo.
La vita ci ricorda continuamente, anche quando meno ce lo aspettiamo, che siamo tutti fragili, che abbiamo dubbi e paure, che ci possiamo ferire e danneggiare a vicenda.
Alberto, nel frattempo, ricomincia a correre, con l’apparecchio dentale e un misto di paura e rabbia addosso. Sette mesi dopo si presenta alla linea di partenza della Lavaredo Ultra Trail, iconica gara di 120 chilometri sulle Dolomiti. Onora così l’impegno preso un anno prima con La Sportiva, che gli aveva chiesto di raccontare come un atleta non professionista provasse a tenere insieme sport, lavoro e vita quotidiana.
Ma partecipa soprattutto per sé stesso, per ricominciare, e riesce nell’impresa: chiude la gara in 16 ore e 17 minuti. Arriva nel centro di Cortina, commosso.
Nei mesi successivi riflette sul perché la corsa lo abbia aiutato così tanto. Forse perché correre ti obbliga a stare dentro la fatica, a fare un passo anche quando vorresti fermarti.
Dalle domande che Alberto si pone, rispetto al perché fosse successo proprio a lui, e perché la corsa gli avesse dato l’occasione per rinascere, prende piede l’idea di incontrare persone che avevano in qualche modo vissuto un percorso simile.
Viaggia, per cinque anni. Seleziona alcune storie che sente allineate al suo obiettivo, gira l’Italia per incontrare queste persone, va a casa loro, prende appunti a penna, ci esce a cena, si immerge nelle loro vite.
Dall’incontro con Sabrina, che lo incita a continuare il progetto terapeutico che aveva iniziato, nasce poi l’idea di un libro.
Dubbi, pause, momenti in cui prevale la paura del giudizio altrui. Chi sono io per scrivere un libro?
Ma riesce a convincersi. Nel 2023 esce Vulnerabile: il progetto non voluto di Alberto Ferretto.
Tredici storie, tredici percorsi diversi, compreso il suo. Persone che sono state investite da traumi, e che hanno saputo rimescolare le carte anche grazie alla corsa, come lui. Della serie: la vita ti accade, correre aiuta.
Persone diverse, con una cosa in comune: hanno compreso che le difficoltà sono parti cicliche della vita di ogni essere umano. E che nel movimento, e nella fatica, si possono trovare alleati inaspettati.
Perché Vulnerabile?
🎙️«La vita non è lineare, spesso non va come vogliamo. Anzi, sa colpirci in modo molto forte. Dobbiamo essere consapevoli della nostra fragilità. In modo da convincerci, qualora accada un trauma, di poter e di dover reagire.»
Il libro viene stampato ed i proventi sono destinati alla Croce Rossa Italiana - Comitato di Vicenza OGV, contribuendo all’acquisto di un ventilatore polmonare, delle divise dei volontari e chissà di cos’altro in futuro. Un modo concreto per trasformare un’esperienza personale in qualcosa di utile per gli altri.
Nel frattempo Alberto ha continuato a correre.
Dalle Dolomiti al Monte Bianco, le gare più iconiche del trail running. Poi nel 2023 la corsa è entrata anche nel suo lavoro: oggi fa parte del team marketing di Hoka, un brand che negli ultimi anni ha cambiato il modo di vivere e raccontare il running.
Il percorso di Alberto continua, arricchito dalle esperienze che ha vissuto.
Spesso sono proprio quelle che non avevamo previsto, a cambiarci davvero.

Io ho scoperto il suo libro quasi per caso, grazie a un amico in comune, Tommy Meneghin, che me lo ha consigliato. L’ho letto con grande interesse. Poi a gennaio, finalmente, io e Alberto siamo riusciti a incontrarci a pranzo.
Da lì è nata l’idea di condividere con voi il suo percorso, perché per me è stato di grande ispirazione. Mi ha incuriosito soprattutto capire come Vulnerabile avesse influenzato il suo modo di vedere le cose oggi.
Alberto, cosa ti porti del percorso di Vulnerabile nella tua vita quotidiana?
🎙️«Forse quello che mi sento di condividere è che avere una forte passione aiuta a diventare più determinati, a non farsi fermare dai problemi e visualizzare le possibili soluzioni. Quando ti trovi di fronte a una difficoltà nella vita quotidiana e riesci a considerare che, a meno che non ti arrivi addosso un camion, nel 99% dei casi è qualcosa di risolvibile, vivi con molta più serenità. Il percorso di Vulnerabile probabilmente mi ha avvicinato ancora di più a questo modo di affrontare le cose. Si riflette anche nel lavoro, dove è importante ricordarci che non stiamo salvando vite umane, a parte chi lo fa veramente, e che le vere urgenze sono spesso altrove. Una consapevolezza che mi aiuta a individuare e proteggere le mie priorità.»
Dell’esperienza di Alberto, più che una lezione, resta un promemoria.
Che spesso l’unica cosa che possiamo fare è il primo passo. Anche con i dubbi. Nonostante le paure. Anche senza sapere come andrà.
Mandare quel messaggio. Dire quello che provi davvero. Cambiare strada. Fare quella corsa. Iniziare quel progetto. Affrontare quella conversazione scomoda. Scrivere quel libro. Prenotare quel viaggio. Fare il primo passo, in ogni situazione.
Non ci sarà mai il momento perfetto. Non avremo mai la certezza che tutto andrà per il verso giusto perché la vita, purtroppo o per fortuna, segue un copione che non conosciamo.
Siamo vulnerabili, accettarlo forse è il passo più importante.
Grazie per la compagnia,
alla prossima
Andrea
Questa settimana qualche link sulle Olimpiadi:
📍 C’era una volta Alberto Tomba
📍 C’erano una volta le Olimpiadi del 1956 a Cortina
📍 Il documentario Oro Bianco, da Milano a Cortina di corsa
📍 Qualcuno dica a Nike di fermarsi
📍 Cosa fare a Milano durante le Olimpiadi: mappa degli eventi
📍 I marchi italiani, sugli sport invernali posso dire la loro?








Grazie per aver dato ulteriore risonanza alla storia di Albi ed al suo prezioso messaggio.
Credo ci sia molto da imparare dal suo percorso e dalle vicende raccolte in Vulnerabile.
Grazie Andre!
Grazie per questa boccata di sana
Lettura che mi ha arricchito😊
Continua sempre così👍